La Primavera Araba è stata una promessa tradita per lo Yemen. Il nuovo presidente succeduto a Salah, Abd Rabbuh Mansour Hadi, non si è dimostrato abbastanza deciso nel segnare una netta discontinuità con il regime precedente. Ne è segno il fatto che molti suoi provvedimenti volti a destituire personalità legate a Salah abbiano impiegato tempo ad essere attuati proprio a causa dell’opposizione degli interessati.
Come ha scritto Hakim al- Masmari, editore dello Yemen Post http://www.yemenpost.net/Detail123456789.aspx?ID=3&SubID=5186&MainCat=2): “ Da un sondaggio emerge che il voto che gli yemeniti darebbero al primo anno di governo di Hadi sia C-[…] Le mancanze della politica in Yemen stanno favorendo la re-islamizzazione della società. Dove la politica fallisce, la religione supplisce…”; l’Arabia Saudita è vicina, e la povertà in cui il Paese versa fa sì che l’islamismo radicale trovi terreno fertile.
Nel Paese, è bene ricordarlo, il ritorno all’islamismo potrebbe sfociare nella guerra civile, a causa del mai sopito contrasto tra il governo centrale e gli sciiti Houthi che hanno le proprie roccaforti al nord. Negli ultimi due anni, a causa del vuoto di sicurezza creato dalle rivolte, Al-Qa’ida è arrivata a stabilire due piccoli emirati nella provincia meridionale di Abyan ed innumerevoli sono stati gli attacchi terroristici a bersagli governativi ed occidentali.
Tuttavia, la Primavera Araba in Yemen ha portato alla ribalta la società civile e la gioventù in particolare, che si è impegnata nella costruzione di un nuovo rapporto tra Islam, politica e società. In un contesto profondamente conservatore, bisogna instaurare un dialogo che sappia coniugare l’Islam con quell’attivismo che è stato la base delle rivoluzioni arabe. E per farlo, è necessario diffondere una versione dell’Islam moderata, opposta a quella fondamentalista divenuta egemone.
Tali iniziative di partecipazione civica sono state recentemente patrocinate anche dal governo centrale. Tra queste, l’esperienza più interessante è quella di Youth Creativity.
In collaborazione col Ministero dell’Istruzione, tale associazione si è impegnata a promuovere una massiccia campagna di sensibilizzazione verso tematiche quali terrorismo, coesistenza e tolleranza. Inviando i propri volontari nelle scuole primarie, Youth Creativity cerca di diffondere tra le generazioni più giovani la consapevolezza che l’Islam osservi principi quali la pace ed il rispetto della vita altrui, indipendentemente dalle credenze politiche e religiose dell’altro, e predichi il sacro dovere di proteggere la propria terra. L’obiettivo, come nella maggior parte delle iniziative volte al “risveglio” della coscienza islamica del singolo, è quello di convogliare l’energia dei giovani verso l’edificazione della società.
Tra i metodi usati in tale iniziativa, l’approccio diretto al Testo sacro per mostrare agli interessati come la versione violenta e settaria dell’Islam non sia altro che una lettura errata dei principi coranici, prima tramite 120 volontari dell’associazione (anche imam) e successivamente attraverso la formazione degli insegnanti alla lettura critica del Corano e degli Hadith. Inoltre, è prevista la formazione di personalità di sostegno (ad esempio, gli insegnati di educazione fisica) che debbono affiancare gli alunni maggiormente esposti al rischio di influenze ambientali di stampo fondamentalista, come quelli provenienti dalle fasce sociali più povere. Il tutto tramite una massiccia disseminazione di materiale divulgativo sui pericoli del terrorismo.
La speranza è che il progetto si dimostri sostenibile, coinvolgendo pian piano gli studenti stessi nell’opera di divulgazione di quell’Islam che, forse, potrà portare il Paese fuori dall’incubo della violenza settaria e della guerra civile. La Rivoluzione 2.0 può cominciare anche qui, dopo aver infiammato Egitto e Tunisia.
Come ha scritto Hakim al- Masmari, editore dello Yemen Post http://www.yemenpost.net/Detail123456789.aspx?ID=3&SubID=5186&MainCat=2): “ Da un sondaggio emerge che il voto che gli yemeniti darebbero al primo anno di governo di Hadi sia C-[…] Le mancanze della politica in Yemen stanno favorendo la re-islamizzazione della società. Dove la politica fallisce, la religione supplisce…”; l’Arabia Saudita è vicina, e la povertà in cui il Paese versa fa sì che l’islamismo radicale trovi terreno fertile.
Nel Paese, è bene ricordarlo, il ritorno all’islamismo potrebbe sfociare nella guerra civile, a causa del mai sopito contrasto tra il governo centrale e gli sciiti Houthi che hanno le proprie roccaforti al nord. Negli ultimi due anni, a causa del vuoto di sicurezza creato dalle rivolte, Al-Qa’ida è arrivata a stabilire due piccoli emirati nella provincia meridionale di Abyan ed innumerevoli sono stati gli attacchi terroristici a bersagli governativi ed occidentali.
Tuttavia, la Primavera Araba in Yemen ha portato alla ribalta la società civile e la gioventù in particolare, che si è impegnata nella costruzione di un nuovo rapporto tra Islam, politica e società. In un contesto profondamente conservatore, bisogna instaurare un dialogo che sappia coniugare l’Islam con quell’attivismo che è stato la base delle rivoluzioni arabe. E per farlo, è necessario diffondere una versione dell’Islam moderata, opposta a quella fondamentalista divenuta egemone.
Tali iniziative di partecipazione civica sono state recentemente patrocinate anche dal governo centrale. Tra queste, l’esperienza più interessante è quella di Youth Creativity.
In collaborazione col Ministero dell’Istruzione, tale associazione si è impegnata a promuovere una massiccia campagna di sensibilizzazione verso tematiche quali terrorismo, coesistenza e tolleranza. Inviando i propri volontari nelle scuole primarie, Youth Creativity cerca di diffondere tra le generazioni più giovani la consapevolezza che l’Islam osservi principi quali la pace ed il rispetto della vita altrui, indipendentemente dalle credenze politiche e religiose dell’altro, e predichi il sacro dovere di proteggere la propria terra. L’obiettivo, come nella maggior parte delle iniziative volte al “risveglio” della coscienza islamica del singolo, è quello di convogliare l’energia dei giovani verso l’edificazione della società.
Tra i metodi usati in tale iniziativa, l’approccio diretto al Testo sacro per mostrare agli interessati come la versione violenta e settaria dell’Islam non sia altro che una lettura errata dei principi coranici, prima tramite 120 volontari dell’associazione (anche imam) e successivamente attraverso la formazione degli insegnanti alla lettura critica del Corano e degli Hadith. Inoltre, è prevista la formazione di personalità di sostegno (ad esempio, gli insegnati di educazione fisica) che debbono affiancare gli alunni maggiormente esposti al rischio di influenze ambientali di stampo fondamentalista, come quelli provenienti dalle fasce sociali più povere. Il tutto tramite una massiccia disseminazione di materiale divulgativo sui pericoli del terrorismo.
La speranza è che il progetto si dimostri sostenibile, coinvolgendo pian piano gli studenti stessi nell’opera di divulgazione di quell’Islam che, forse, potrà portare il Paese fuori dall’incubo della violenza settaria e della guerra civile. La Rivoluzione 2.0 può cominciare anche qui, dopo aver infiammato Egitto e Tunisia.
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