venerdì 9 agosto 2013

Lo strano caso del collezionista di Corani

Ci si sarà sicuramente chiesti che fine facciano le copie in disuso del Corano. L’argomento, che ha da sempre interessato islamologi e ‘ulama, è tornato fonte di dibattito a Sana’a da quando un pio fedele, Qanaf Badi, ha iniziato a raccogliere tutti i Corani e qualsiasi testo canonico dai rifiuti.

La sua attività, una vera e propria missione, è cominciata cinque anni fa. Allora, Badi trovò sei copie del Testo sacro in una pila di rifiuti e ne fu profondamente turbato. Da quel momento, il pensionato si reca ogni mattina presso i maggiori luoghi di deposito dei rifiuti e cerca qualsiasi testo in cui sia riportato il nome di Dio. Non appena lo trova, porta il testo in salvo presso la sua abitazione, divenuta un vero e proprio deposito – biblioteca (pare infatti che ad oggi abbia raccolto circa 3000 copie del Corano), in attesa di poterlo riciclare donandolo a scuole o istituti pii. L’uomo non si attende ricompense, ma sostiene di agire solamente “per amore del suo creatore”.

L’attività di Badi ha attirato l’attenzione del Ministero degli Affari Religiosi. Ibrahim al-Jabri, responsabile dell’Informazione presso lo stesso, sostiene che sia deplorevole gettare tra i rifiuti le copie del Corano, ma ammette che il Ministero non dispone di un sistema organico per lo smaltimento dei Testi. Ma come dovrebbe avvenire la stessa secondo la legge islamica?
La ratio è smaltire il Testo rispettando la sua sacralità. I metodi comunemente accettati sono stati tre: seppellirlo, abbandonarlo in un corso d’acqua oppure bruciarlo.

Nel primo caso, il volume va avvolto in un pezzo di tessuto e sotterrato in un luogo in cui generalmente non vi è passaggio (suolo di moschee o cimiteri), ma può anche essere appeso in antri o luoghi isolati sempre avvolto nel tessuto. Nel secondo caso, la cosa importante è che l’acqua abbia cancellato l’inchiostro. In tal caso, il testo può essere lasciato nell’acqua o smaltito come un comune libro. Il terzo caso, bruciare il testo, è l’estrema ratio. Tuttavia, il Testo non va bruciato assieme agli altri rifiuti, e c’è chi sostiene che le sue ceneri vadano seppellite o affidate all’acqua.

Nella maggior parte dei casi, lo smaltimento è affidato alle moschee o a servizi istituiti ad hoc dai vari Ministeri degli Affari Religiosi. L’Islam della diaspora lo affida invece ad ong ed associazioni religiose, quali Furqaan Recycling, molto nota nell’area di Chicago.
Gettare il Testo nei rifiuti è considerato secondo alcuni un peccato grave quanto l’apostasia, e quindi punibile anche con la morte.

Nello Yemen, solo nel 2009, si è assistito a gravi ritorsioni da parte di capi religiosi contro un uomo accusato di vilipendio verso il Corano.
Appare dunque importante procedere ad uno smaltimento ordinato del Testo coranico, al fine di preservarlo, nonché per evitare episodi di violenza fondamentalista. Non è raro, nel suolo delle moschee o in antri solitari, rinvenire copie antiche del Corano, talvolta riportanti versioni non canoniche del Libro. Tali ritrovamenti potrebbero avere enorme importanza storica e filologica.

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