martedì 31 marzo 2015

Il Giorno della terra ed il nuovo concetto di identità palestinese



Ieri, 30 Marzo, è stato il trentasettesimo "Giorno della Terra" per i Palestinesi.

Il 30 Marzo del 1976, infatti, scoppiò una rivolta popolare per l'espropriazione  di 2.000 ettari di terra da parte di Israele per la creazione di insediamenti. La rivolta fu repressa nel sangue, ed ogni anno da allora i palestinesi di tutto il mondo ricordano le vittime di quel giorno con manifestazioni ed iniziative. Ma cosa significa realmente celebrare un "Giorno della terra (Yawm al-ard) quando non si ha più una terra? E soprattutto, come si riflette questo aspetto sul concetto di "identità palestinese" che ogni individuo porta con sè?

Uno spunto illuminante potrebbe arrivarci dal romanzo di Susan Abulhawa "Ogni mattina a Jenin".

In questo racconto, considerato uno degli esempi migliori di narrativa palestinese contemporanea, l'autrice dimostra come identità personale e nazionale possano restino ben distinte. La prima infatti consiste nell'insieme dei ricordi e delle persone care. Nel caso di Amal, la protagonista, la Palestina si identifica prima con suo padre e l'insieme di conoscenze che questo le trasmette nei loro teneri incontri ogni mattina , successivamente con sua figlia. Questa,a sua volta, impersona l'identità palestinese cresciuta nella  ghurba (estraneità dovuta all'esilio in un luogo lontano). Il filo conduttore di tutto è in questo caso la memoria.L'identità nazionale, da parte sua, si ritrova nel folklore, nel linguaggio e nei miti della Palestina, che hanno una propria esistenza indipendentemente dalla terra. Nel romanzo, questa si trova infatti nei riti che uniscono tutti i protagonisti, a prescindere da dove la diaspora li abbia portati: modi di dire, rituali, cerimonie sono ciò che resta di ciò che i personaggi più anziani definiscono "il Paradiso".

Tale sentimento, come scrive Rahil Zidan (addetto stampa di al-Najdeh, associazione libanese che assiste i profughi) su al-Modon ( http://www.almodon.com/society/f75ac62e-3953-47f7-b6ed-1f1649a26e78 ), si ritrova anche nei giovani profughi palestinesi, ma assume sfumature diverse.
Molti di loro, nati proprio nei campi profughi o all'estero, non hanno mai visto la loro terra.
La loro identità comune sta nel senso dell'esilio e nella perdita stessa della dimensione spaziale del proprio senso di appartenenza. Di conseguenza, essi sono legati ad una patria immaginata che si esprime nei murales o nelle note della musica rap palestinese.

Il ricordo dei sopravvissuti della Nakba, che ha costituito per decenni il modello per la definizione dell'identità palestinese cede quindi lentamente il passo ad una concezione meno territoriale e meno comunitaria, comune alla maggior parte della diaspora araba e musulmana in Occidente.