Cosa hanno in comune una catena globale di caffetterie come Costa Caffè ed un gruppo di salafiti del Cairo? Apparentemente nulla. Il trionfo della modernità capitalista non potrebbe sposarsi con i gusti dei musulmani integralisti, neppure durante la pausa caffè. Se si incrocia un barbuto in un posto simile, è certo che ci sia sotto qualcosa di losco.
Al fine di smentire tali preconcetti, ed evitare di essere guardati con sospetto quando si recano presso Costa, un gruppo di amici e colleghi salafiti del Cairo ha avuto un’idea curiosa. Ha fondato un gruppo su Facebook, chiamato Salafyo Costa per organizzare riunioni ed incontri ricreativi presso i locali della catena. In fondo, l’unione fa la forza ed anche i salafiti sono persone come le altre. Infatti, pur aderendo ad una versione integralista del Messaggio, vogliono divertirsi e stare con gli altri. Sono giovani. Sono i vicini, i colleghi, gli amici. Ben presto, ai fondatori del gruppo si sono unite centinaia di egiziani e non solo, copti e musulmani, facendone una vera e propria arena di dibattito e confronto sulla società egiziana ed il suo futuro.
Mohammad Tolba, uno dei fondatori del gruppo, ha spiegato che “ Salafyo Costa è l’immagine dell’Egitto che vorremmo: unito e cooperante nonostante le differenze politiche e religiose”. Gli attivisti del gruppo propongono iniziative sportive e di assistenza che coinvolgono indifferentemente cristiani e musulmani. “Per comporre le dispute, si ricorre spesso a manifestazioni di solidarietà simboliche tra i vari capi religiosi. Questo non basta più…è meglio una partita di calcio!” ha sostenuto altrove lo stesso Tolba. In un Paese dove il 50% della popolazione è analfabeta, è gioco-forza che spesso il pregiudizio nei confronti dell’Altro metta in ombra e precluda una vera conoscenza reciproca.
Tra le varie iniziative promosse dal Salafiyo Costa, vi è quella delle carovane di aiuti medici nel Governatorato di Zagazig, oppure le missioni per sedare le tensioni interreligiose nel sud dell’Egitto. Inoltre, i membri hanno partecipato a vari cortometraggi amatoriali che mostrano come la cooperazione tra gli egiziani sia sempre l’arma vincente, che può superare le complicanze portate dai conflitti settari. Nel cortometraggio Ayna Mahaly?, ad esempio, un gruppo di commercianti cui è stato sottratto un negozio si rivolge alla giurisdizione sia laica che religiosa con scarsi risultati: mentre imam e giudici deliberano, il negozio è stato distrutto. Solo il lavoro congiunto di musulmani e cristiani per rinnovare il negozio conteso sarà in grado di risarcire i commercianti. Il futuro dell’Egitto non è quindi nelle istituzioni, spesso obsolete e corrotte, ma nelle mani degli egiziani.
Ad uno sguardo più attento, appare chiaro come il salafismo dei Salafiyo Costa sia in realtà un centrismo: la solidarietà interreligiosa in nome dell’ideale nazionalista è tipico della Wasatiyya, la corrente “moderata” dell’Islam. Uno dei cardini della sua ideologia è proprio la fondazione di un Islam civico che si basi sulla comune identità egiziana, e sia quindi maggiormente inclusivo. Tali sforzi di inclusione sono stati alla base della Rivoluzione di Gennaio, e ne hanno determinato il parziale successo. Tanto resta ancora da fare.
Al fine di smentire tali preconcetti, ed evitare di essere guardati con sospetto quando si recano presso Costa, un gruppo di amici e colleghi salafiti del Cairo ha avuto un’idea curiosa. Ha fondato un gruppo su Facebook, chiamato Salafyo Costa per organizzare riunioni ed incontri ricreativi presso i locali della catena. In fondo, l’unione fa la forza ed anche i salafiti sono persone come le altre. Infatti, pur aderendo ad una versione integralista del Messaggio, vogliono divertirsi e stare con gli altri. Sono giovani. Sono i vicini, i colleghi, gli amici. Ben presto, ai fondatori del gruppo si sono unite centinaia di egiziani e non solo, copti e musulmani, facendone una vera e propria arena di dibattito e confronto sulla società egiziana ed il suo futuro.
Mohammad Tolba, uno dei fondatori del gruppo, ha spiegato che “ Salafyo Costa è l’immagine dell’Egitto che vorremmo: unito e cooperante nonostante le differenze politiche e religiose”. Gli attivisti del gruppo propongono iniziative sportive e di assistenza che coinvolgono indifferentemente cristiani e musulmani. “Per comporre le dispute, si ricorre spesso a manifestazioni di solidarietà simboliche tra i vari capi religiosi. Questo non basta più…è meglio una partita di calcio!” ha sostenuto altrove lo stesso Tolba. In un Paese dove il 50% della popolazione è analfabeta, è gioco-forza che spesso il pregiudizio nei confronti dell’Altro metta in ombra e precluda una vera conoscenza reciproca.
Tra le varie iniziative promosse dal Salafiyo Costa, vi è quella delle carovane di aiuti medici nel Governatorato di Zagazig, oppure le missioni per sedare le tensioni interreligiose nel sud dell’Egitto. Inoltre, i membri hanno partecipato a vari cortometraggi amatoriali che mostrano come la cooperazione tra gli egiziani sia sempre l’arma vincente, che può superare le complicanze portate dai conflitti settari. Nel cortometraggio Ayna Mahaly?, ad esempio, un gruppo di commercianti cui è stato sottratto un negozio si rivolge alla giurisdizione sia laica che religiosa con scarsi risultati: mentre imam e giudici deliberano, il negozio è stato distrutto. Solo il lavoro congiunto di musulmani e cristiani per rinnovare il negozio conteso sarà in grado di risarcire i commercianti. Il futuro dell’Egitto non è quindi nelle istituzioni, spesso obsolete e corrotte, ma nelle mani degli egiziani.
Ad uno sguardo più attento, appare chiaro come il salafismo dei Salafiyo Costa sia in realtà un centrismo: la solidarietà interreligiosa in nome dell’ideale nazionalista è tipico della Wasatiyya, la corrente “moderata” dell’Islam. Uno dei cardini della sua ideologia è proprio la fondazione di un Islam civico che si basi sulla comune identità egiziana, e sia quindi maggiormente inclusivo. Tali sforzi di inclusione sono stati alla base della Rivoluzione di Gennaio, e ne hanno determinato il parziale successo. Tanto resta ancora da fare.
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