venerdì 8 marzo 2013

Al-Azhar: dalla moderazione al provincialismo?

 
Al-Azhar rappresenta un’istituzione di enorme importanza per la vita politica e culturale dell’Egitto. Fondata dai sovrani fatimidi nel X secolo come luogo di culto, essa ben presto divenne centro propulsore del cosmopolitismo islamico del Medioevo.
Sempre restando al di sopra delle parti, essa è riuscita nei secoli ad essere, allo stesso tempo, custode e innovatrice dell’ortodossia sunnita. Basti ricordare il contributo che essa ha dato al razionalismo islamico del XIX o, a partire dagli anni ‘70 del XX secolo, a quella corrente moderata (al-wasatiyyah) che è stata protagonista del dibattito su Islam e modernità ed ha prodotto intellettuali del calibro di al-Qaradawy. A causa dell’enorme peso morale che essa deteneva e detiene tra i musulmani, (egiziani e non), il suo rapporto col potere è stato controverso. A partire dalla rivoluzione del ‘52 Nasser ne fece un organo asservito alla diffusione dell’Islam “impegnato” fedele ai dettami del regime.
Oggi la situazione appare molto più complessa. Il ruolo degli ‘ulama di al-Azhar nella rivoluzione di Gennaio 2011 è stato marginale. Nei mesi successivi alle rivolte di Tahrir, essi si sono fatti promotori di una “Carta” contenente i principi moderati che avrebbero dovuto essere alla base della nuova Costituzione : pluralismo, libertà di espressione ed uguaglianza, tutti islamicamente accettabili e giustificabili. Con tale mossa, l’Università intendeva esprimere la propria vicinanza ai liberali ed ai Fratelli Musulmani moderati, allontanandosi dalle frange più estremiste, in particolare dai Salafiti. Gli auspici della Carta sono stati esauditi. L’istituzione islamica è stata dichiarata dalla nuova Costituzione “sovrana” ed ha ottenuto il diritto di supervisionare l’islamicità delle leggi e delle norme contenute nel nuovo Codice, acquisendo il ruolo di guardiano della moralità pubblica. Ad uno sguardo più attento, come ha sostenuto di recente in un articolo Hassan Hassan (http://en.qantara.de/The-Demise-of-Islamic-Centres-of-Moderation/20701c22883i1p524/index.html), tale ruolo assunto da al-Azhar rappresenta un’arma a doppio taglio. Infatti, essendo strettamente legata alla vita politica del Paese, essa perderebbe il suo ruolo di istituzione islamica transnazionale e diventerebbe propriamente egiziana. Questo la porterebbe a perdere la propria funzione di centro di quell’Islam aperto e tollerante che fa da contrappeso ad altre versioni “locali” e politicizzate dello stesso. Tale è il caso del wahabismo, la versione fondamentalista dell’Islam che si è affermata nel Golfo ed è stata esportata sulla scia dei petroldollari.
L’influenza del salafismo imperante in Egitto oggi potrebbe pian piano penetrare nella dottrina diffusa da al-Azhar, arrivando pure alle tante istituzioni islamiche che ruotano attorno ad essa. La “battaglia per al-Azhar”, come è stata definita (http://mideast.foreignpolicy.com/posts/2012/08/02/the_battle_for_the_azhar), è quindi aperta, e gli esiti potrebbero essere decisivi per l’Islam tutto.

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